#VersoCasa. 1 – Un sentimento inarrestabile

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Roma è uno stato d’animo. Roma è casa.
Storia di un sentimento, a puntate. Questa è la prima.

Nessuna cosa al mondo maggior di Roma

Immagine dal film Il Gladiatore (2000) di Ridley Scott

Fra le molte, moltissime scene memorabili de Il gladiatore, ce n’è una a cui sono affezionato in modo particolare. Marco Aurelio (Richard Harris) e il generale Massimo Decimo Meridio (Russell Crowe) stanno conversando nella tenda dell’imperatore romano, dopo la vittoria contro i barbari germanici all’inizio del film. Il generale afferma che i suoi uomini hanno combattuto e sono morti per il proprio sovrano, Marco Aurelio appunto. E per Roma.

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Il valore in sé

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BlackS'n'Orange

Lo so. Pubblicare la foto di un cucciolo fa sempre tenerezza e garantisce un discreto successo. E’ quel che si dice prendersi un piccolo vantaggio iniziale.

Eppure, a mostrare una particolare attenzione verso gli animali, o verso i loro habitat naturali, si finisce prima o poi per attirarsi qualche critica. Pressoché sempre la stessa. Ovvero, che ci sarebbero cose più importanti di cui preoccuparsi. Le persone, ad esempio. I malati che soffrono, gli anziani soli negli ospizi, i tanti uomini donne e bambini che in questo preciso momento, nel mondo, stanno morendo di fame.

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Sulla via della Seta

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Un percorso letterario a tema in cinque tappe e in vari luoghi virtuali, uniti da un unico filo di Seta🙂

U.B.EI

Blue morpho Butterfly, dipinto su seta di Daniel Jean-Baptiste (click on the pic for info & artworks)

Diceva Agatha Christie che un indizio è un indizio, due indizi sono una coincidenza, ma tre indizi fanno una prova.
Nel caso di oggi, il primo indizio era uno scritto di Gramellini, custodito nell’archivio di annotazioni da cui traggo spunto per i miei Fiori Gialli.
Un brano che parla di Alessandro Baricco citando, fra le sue opere, I barbari.

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L’ultima alba (ending)

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Hazen Mavi

(segue da qui)

L’ufficiale si trovò d’improvviso a corto di parole. Si limitò a fissare il proprio superiore con gli occhi sgranati e la bocca semiaperta.
Di rimando, il comandante gli rivolse uno sguardo di amara consapevolezza. Lo sguardo di un uomo che aveva scrutato dentro l’abisso delle probabilità, scorgendovi il riflesso del proprio destino imminente.
Un riflesso decisamente cupo.

– Ci state arrivando anche voi, non è vero?
– Io… proprio non so cosa pensare, signore.

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L’ultima alba (opening)

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Nel frattempo, su un mondo lontano, c’è chi è alle prese con una tempesta solare di notevole entità…

Hazen Mavi

Anche quel giorno, il comandante della guarnigione era sveglio da ben prima dell’alba. Quando non riusciva a dormire gli piaceva osservare l’orizzonte dall’ampia finestra del suo ufficio, in attesa che il cielo notturno iniziasse a tingersi di quell’azzurro incerto, intriso di foschia, che gli ricordava le albe invernali del mondo su cui era nato. Questa era una cosa nuova, per lui; in tanti anni di servizio non aveva mai avuto nostalgia di casa. Forse perché non si era ancora trovato, prima di allora, così prossimo alla fine.

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Foglie cadenti

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Rieccomi. Pausa finita. Era ora.

Impegnarsi per qualche tempo in attività fuori dal consueto ordinario può rivelarsi un esercizio utile, sapete. Forse non ai fini delle attività medesime, ma di certo costituisce una deviazione che può insegnare una cosa o due.
La prima, è imparare a distinguere fra ciò che si è in grado di gestire e ciò che in quel momento proprio non c’è verso. La seconda, è che il tran-tran quotidiano non è poi così male. Anche ove si tratti di una relativa normalità di basso profilo (o venga vissuta come tale), se funziona, è meglio tenersela stretta.
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Un anno se ne va

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Fine luglio. Piena estate.
Se avete letto questo post, sapete già che per me si tratta di un momento dell’anno in cui un percorso si conclude e uno nuovo va per cominciare.
Un anno che coincide con quanto trascorso dalla mia più recente rentrée dopo una lunga assenza; anno in cui, nonostante negli ultimi mesi abbia scritto poco, la mia presenza on-line non si è mai interrotta. E si può considerare un record, perché prima d’ora, da quando ho cominciato, le pause erano durate assai più dei periodi di attività.

Sembrerebbe dunque esserci stata una positiva inversione di tendenza, anche se non si può mai dire: se adesso, poniamo il caso, sparissi fino al 2019, ogni considerazione andrebbe rivista.
Un’obiezione del tutto ipotetica, sia chiaro, ma non casuale.
Poiché oggi intendevo giustappunto salutarvi. Sento il bisogno di staccare per un po’ di tempo lo sguardo dallo schermo del pc, e di disconnettermi dal vasto mondo dei social e del web (che poi sono in parte la stessa cosa, nel senso che i primi appartengono al secondo, anche se tendiamo a dimenticarcene).

A dispetto della vignetta qui sopra, non andrò in vacanza, ma ne approfitterò per lavorare su un paio di cosucce che attendono la mia attenzione ormai da troppo tempo.
Quanto starò via? Non saprei, qualche settimana, in ogni caso non molto a lungo. Di certo, non fino al 2019🙂

A presto, dunque. E buone vacanze a chi si stia godendo un po’ di meritato riposo fra le mura domestiche o in qualche luogo di villeggiatura, o si prepari a farlo.

Stay tuned!

Questioni di principio

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Affresco presso il Campidoglio di Washington che raffigura la sottoscrizione della dichiarazione d’indipendenza americana.

Oggi è il 4 luglio, e com’è noto negli Stati Uniti d’America è un giorno di festa nazionale, il famoso Indipendence Day. Nella circostanza mi colpisce un dettaglio che conoscevo, ma su cui non mi ero mai prima d’ora soffermato: la ricorrenza non celebra la fine del conflitto o il conseguimento dell’indipendenza, che sarebbe avvenuto solo diversi anni più tardi, ma la data in cui la dichiarazione, contenente le motivazioni delle tredici colonie ribelli alla corona inglese, venne resa pubblica, cosa che avvenne per l’appunto il 4 luglio del 1776.
Ora, sarò anche un inguaribile romantico, o un idealista, come più vi pare.
Ma mi piace questo concetto: cioè che a posteriori, per celebrare il raggiungimento di un obiettivo di radicale importanza, si scelga di sottolineare, come più significativo, l’istante in cui se ne sono esposti i principi. Tutto qui.

 

Primo pelo

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BlackS'n'Orange

Con sempre maggiore frequenza, sento dire da più parti che prendersi cura di un animale domestico possa essere, per un bambino, un’ottima esperienza con cui sviluppare empatia e imparare meglio a relazionarsi con il mondo.
(A questo proposito, ho trovato in rete un articolo, da cui la foto qui sopra, che elenca con semplice chiarezza tutti i possibili benefici del rapporto bambino-animale).
A patto che, è il mio modesto parere, il bambino non sia troppo piccolo – direi non sotto i 3 anni, se più grandicello pure meglio – e sia ben consapevole che il gatto, il cane o il criceto che si ritrova fra le mani non è un pupazzo di pezza animato, da stringere e stiracchiare a piacimento.

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Crossing the bridge

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Ponte sospeso di San Marcello Pistoiese

Mi è tornata in mente una cosa a cui non pensavo da un po’, ma che in effetti mi appartiene da molto tempo.
Fin da quand’ero bambino, sono abituato a immaginare lo svolgersi di un anno come un ponte sospeso fra due estati. Una forma mentale ereditata dai primi anni di scuola, consolidata dalle stagioni calcistiche, e tutto sommato rimasta valida anche negli anni lavorativi; poiché è sempre d’estate, di solito, che ci si prende una pausa anche solo per un paio di settimane.
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