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(prosegue il racconto di Donatella…)

Dunque, ricapitolando, qualche giorno fa vi spiegavo con parole mie quanto segue, tratto dalla pagina di Wikipedia dedicata allo Storico Carnevale di Ivrea:

il Carnevale di Ivrea si caratterizza soprattutto per il complesso cerimoniale folcloristico, denso di evocazioni storico-leggendarie, per l’obbligo imposto a tutti i partecipanti di indossare una berretta rossa (il Berretto Frigio), e per la spettacolare “Battaglia delle arance” che è divenuta l’icona stessa del carnevale.

Ma la “Battaglia delle arance” non è l’unica icona.
E su di essa non mi dilungo, perché i veri protagonisti di questi giorni sono i fagioli grassi, che vengono preparati nelle fagiolate benefiche risalenti al Medioevo, quando razioni di fagioli, bene prezioso nell’alimentazione dei popolani, erano distribuite dalle Confraternite eporediesi ai poveri.

Si narra inoltre che, una volta all’anno, i Signori di Ivrea usassero distribuire alle famiglie più povere legumi e fagioli secchi, consentendo l’utilizzo gratuito dei forni per la cottura: uniche concessioni tra infinite tasse che riducevano il popolo alla fame.
E gli affamati, ma fierissimi abitanti di Ivrea, preferendo il digiuno all’accettazione di questa elemosina, li gettavano sul selciato per le strade della città: così i fagioli, in ricordo dell’antico tiranno, sono entrati nelle vicende dello Storico Carnevale di Ivrea.

A proposito del quale, vorrei sfatare un paio di pregiudizi.
Il primo, lo abbiamo già detto ma giova ripeterlo, riguarda le arance utilizzate dal carnevale: che sono quelle, e solo quelle, che sarebbero destinate al macero; di spreco non si puo’ quindi parlare.

Poi, se è vero che nella battaglia i giovani sfogano inconsciamente le proprie energie represse e per uno spettatore forestiero lo scontro può sembrare talvolta “acceso”, ricordiamo che comunque ci si attiene a regole ben precise, che ogni contendente cavallerescamente rispetta e non oltrepassa mai un certo limite.

Spesso e volentieri gli aranceri a piedi e i tiratori sul carro si conoscono, sono amici e non è difficile assistere un un “testa a testa” tra di loro concludersi con un abbraccio o una stretta di mano.
Un livido, un occhio nero possono capitare ma fanno comunque parte del gioco; e la confusione, l’allegria, il caos sono elementi distintivi e caratteristici del Carnevale fin dalle sue più remote origini.
(Ricordo personalmente il piacere di tornare a scuola alla fine del carnevale, con un livido sotto l’occhio…mi sentivo eroica ;-))

I fagioli grassi si consumano nei giorni precedenti al Carnevale e durante il Carnevale stesso, per cedere il passo a polenta e merluzzo il Mercoledì delle Ceneri.

Se vi va di provare a cucinarli alla maniera eporediese, ho trovato la ricetta:

Dosi e preparazione per 8-10 persone:

800 gr di fagioli borlotti secchi
5 salamelle
2 cotiche di maiale
1 cipolla
3 litri di acqua
sale
pepe
rosmarino in abbondanza
4-5 foglie di alloro
1 cucchiaio di olio
mix di spezie

Mettete per prima cosa i fagioli secchi in ammollo per almeno 12 ore. Prendete le cotiche, dividetele in pezzi rettangolari piuttosto regolari, e pulitele bene da eventuali pelucchi rimasti e conditeli con un mix di sale, pepe e spezie, inserite nel mezzo un rametto di rosmarino e chiudete arrotolandole e legandole con uno spago.
Passato questo tempo prendete una pentola molto capiente, preferibilmente di coccio, perchè per queste preparazioni lente non c’è niente di meglio del coccio, affettate una cipolla bionda molto sottile  e mettete un cucchiaio di olio. Dopo qualche minuto aggiungete i fagioli, le cotiche, i salamini che avrete bucherellato, le foglie di alloro spezzate, e 2 o 3 rametti di rosmarino.
Coprite il tutto con almeno 2,5 – 3 lt di acqua.
Portate a ebollizione, abbassate la fiamma e proseguite la cottura per almeno 3 ore.
Dopo circa 2 ore 1/2 condite con sale, pepe e le altre spezie. Deve essere molto gustoso, quindi non lesinate.
Verso la fine della preparazione prelevate 2-4 mestoli di fagioli grassi e frullateli nel mixer. In questo modo renderanno il tutto molto più cremoso.
Poco prima di servire tagliate le cotiche a fettine così come i salamini.

Ecco fatto. Buoni vero? 🙂

Prima di consumarli, chiudete gli occhi ed immaginatevi in uno dei quartieri di Ivrea, magari al Borghetto, quartiere affascinante costeggiato dalla Dora Baltea
Immaginate i profumi di questo piatto e delle arance, che sono protagoniste in città in questi giorni, e il rumore dei campanelli dei cavalli e dei loro zoccoli sul porfido…
Si sta per assistere ad una battaglia, i gruppi si sfideranno e alla fine del lancio i difensori mascherati sul carro e gli aranceri a piedi (il popolo) si stringeranno la mano.

E dunque, che Carnevale sia! 😀

Dodo

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(La foto qui sopra è tratta dal sito ufficiale dello Storico Carnevale di Ivrea)

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