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Il 2012 è iniziato come un autentico annus horribilis per il mondo della musica…
Fra i tanti avvenimenti delle ultime due settimane, come non ricordare la scomparsa improvvisa di Lucio Dalla?
Come non ricordarlo in questo giorno, poi, in cui sarebbe caduto il suo 69° compleanno, poichè dal titolo di uno dei suoi brani più antichi e famosi anche i bambini sanno che Lucio Dalla era nato il 4 marzo del 1943?

E pensare che invece proprio oggi, nel giorno del suo compleanno, solo poche ore fa nella sua Bologna, ne sono stati celebrati i funerali.
Un curioso ed in fondo simpatico scherzo del destino, una tale coincidenza, che – ne sono certo – all’artista carico d’anni e di successi ma non così vetusto da doverci già lasciare senza preavviso, non sarebbe dispiaciuto affatto.
Anzi, gli avrebbe magari procurato un sorriso sincero, di cui pare, da uomo sensibile e divertente qual era (a detta dei suoi tanti amici e colleghi che ce lo raccontano in questi giorni), fosse particolarmente prodigo.

Fra l’altro, scopro oggi documentandomi sul brano, che “4 marzo 1943”, giocosa lirica in cui Dalla ci racconta la storia di come sia venuto al mondo, da madre minorenne nubile sedotta da un soldato straniero finito ammazzato subito dopo, è stata composta nel 1971 ed eseguita per la prima volta nel febbraio di quello stesso anno, al Festival di Sanremo. Giusto un paio di mesi prima che al mondo ci venissi anch’io.
Altra simpatica e (almeno per me) toccante coincidenza, e conseguente sorriso mio 🙂

Un ulteriore sorriso, ma questa volta ironico, mi sorge invece nell’apprendere dal buon Gramellini nel suo Buongiorno su La Stampa di ieri che la CEI, ovvero la Conferenza Episcopale Italiana (il “partito” dei vescovi, insomma) “ha espresso l’auspicio che ai funerali di Lucio Dalla non risuonino le canzoni di Lucio Dalla. Neanche quelle di De Gregori […]” che di Dalla era amico e sodale, si scrivevano e si interpretavano testi a vicenda, e a volte si esibivano anche insieme sul palco. Questa sì che è par condicio!

Lo trovo comprensibile, considerando da quale parte è stato espresso tale auspicio. La musica è una magia potente, questo anche i vescovi lo sanno bene; ed è ovvio che si preoccupino del fatto che i fedeli, convenuti per rendere l’estremo saluto ad un grande artista scomparso, possano commuoversi ascoltando la musica e le parole di un uomo di spettacolo, piuttosto che per i canti sacri deputati ad accompagnare il rito, o per l’omelia del sacerdote officiante.
Un uomo di spettacolo per giunta omosessuale, e dunque di moralità discutibile per quanto fervente cattolico. Brr, che paura…

(Ehh, li capisco, portava addirittura l’orecchino al lobo dell’orecchio sinistro, un tipo senz’altro ambiguo…  Chissà, forse a me che li porto a entrambi i lobi, gli orecchini, a tempo debito non mi faranno nemmeno entrare in chiesa 😉 …ma non temano, non ci tengo affatto, anzi, dovrei proprio decidermi a scriverle e affidarle ad un notaio, queste cose: niente funerale per me, grazie del pensiero ma preferisco di no.
Niente luoghi e riti austeri, per quanto partecipati: solo pensieri felici! :-P).

Musica e parole, dicevo, non sorvegliate dalla chiesa (intesa come organizzazione ufficiale; perciò lascio l’iniziale in minuscolo, perchè non vi possa essere ombra di dubbio circa il mio pensiero in proposito) e dunque dalla stessa non approvate.
Non si sa mai, a costo di passare per bacchettoni e uomini di presunta fede poco avvezzi a dispensare buon senso e carità cristiana di cui essi stessi dovrebbero essere (o almeno dicono di essere) promotori; perchè correre il rischio?
Hai visto mai che qualcuno in seno alla Chiesa (intesa come comunità di fedeli in senso etimologico, e per questo uso l’iniziale maiuscola, perchè ne ho rispetto anche se non me ne sento parte) si emozioni per l’espressione musicale di un pensiero libero, che risuoni fra le fredde spesse mura di un edificio sacro. Mura, che per quanto spesse dure e fredde, se potessero esprimere il proprio parere, credo che il medesimo risulterebbe meno triste e umanamente mortificante di certi desolanti divieti espressi in forma di “auspicio” dalle autorità ecclesiastiche.

Che male ci sarebbe, a cantare o anche solo a suonare ad esempio “4 marzo 1943” ai funerali del suo compositore e inteprete? si domanda Gramellini nel proprio articolo.
Nulla, ci sarebbe di male.
Anzi, ritengo avrebbe potuto essere un modo opportuno quant’altri mai per rendergli omaggio, ricordarlo e prendere congedo da lui. Ma forse proprio per questo, credo di avere già spiegato per quale motivo gli amministratori di quel particolare edificio extraterritoriale di Bologna abbiano auspicato che non s’avesse da fa’.
E dopo il mio sorriso ironico di prima, ora mi viene proprio da ridere apertamente, ripensando a quanto sia ridicolo e privo di qualsiasi buon senso, nonchè di pietà cristiana, un tale pronunciamento.

Ma basta parlare di questa gente grigia e triste, che pretende di farci la morale e insegnarci non solo in cosa credere e come vivere, ma anche come morire. Io sono e mi dichiaro agnostico, dunque essi non costituiscono un problema mio, o al massimo sono un problema relativo 😉
Torniamo a parlare di Lucio Dalla, che è meglio! 😀

Non mi posso certo definire un fan dell’artista appena scomparso.
Non perchè non mi piacesse, ma perchè non lo seguivo. Non l’ho mai seguito, fatico a ricordare un suo inedito che abbia avuto occasione di ascoltare negli ultimi dieci anni, o di cui conservi memoria. Credo che l’ultimo suo brano che riesca a ricordare bene sia “Attenti al lupo”, che è del 1990.
Tuttavia, Lucio Dalla è stato uno di quegli artisti universali, talmente grandi da essere conosciuto perfino da chi come me non lo ho mai seguito nè si interessava di lui. Le sue canzoni più famose sono come una memoria sonora presente nell’aria, e parte grande o piccola della vita di chiunque, nel nostro Paese.
E dunque, oggi voglio rendergli omaggio anch’io attraverso due delle sue canzoni per me più belle ed emozionanti, che ricorderò sempre.
Anche se non lo seguivo 🙂

Ciao Lucio!

P.S. Scopro su Wikipedia che Lucio Dalla era insignito dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana. Parbleu!
Però i vescovi hanno chiesto che al suo funerale, in una chiesa cattolica, dunque terreno loro non della Repubblica Italiana, le sue canzoni note e cantate da tutti non venissero eseguite. Più ci ritorno su, più questa cosa mi fa ridere sempre più forte, fino a sbellicare! 😀
Ho le lacrime agli occhi, vi assicuro. Anche se non credo siano dovute al ridere, ma piuttosto siano per lui, per Lucio. Ho appena riascoltato Caruso dal live che ho postato qui sopra, e ho la pelle d’oca…

Ciao Lucio. Sono certo che, ovunque stia cantando in questo momento, ti sarai fatto una bella risata anche tu 😉

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