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Oggi volevo raccontarvi una storia. E’ venuta un po’ lunga, e con più foto del solito, così ho preferito suddividerla in due parti…

Quand’ero piccolo, fino all’età di 5 anni e poco più, vivevo con i miei genitori in un appartamento in affitto, in un quartiere abbastanza prossimo al centro città. L’appartamento si trovava in un condominio adiacente ad una fabbrica, con cui la mia casa di allora condivideva il muro delimitante il cortile posteriore.
La fabbrica produceva, e produce ancora, laminati plastici; attività industriale che si può considerare fra le primarie della zona, dal momento che a Bra di questo tipo di aziende ne esistono addirittura due, entrambe di importante rilievo. Delle due, quella a cui abitavo accanto è ormai da tempo nota come la più grande, dal momento che nel proprio settore è al primo o secondo posto in Europa e fra i primi 2-3 nel mondo.
Anche l’altra fabbrica, comunque, non se la cava affatto male.

Non so dirvi se, all’epoca di cui vi sto raccontando, ovvero i primi anni ’70, le proporzioni fra le due aziende fossero simili a quelle odierne. Quel che so per certo, è che la fabbrica adiacente al condominio in cui abitavo ha continuato a progredire sul territorio, arrivando in pochi anni ad inglobare anche la mia vecchia casa.
Trasformata da condominio residenziale a palazzina di uffici, e cintata tutta intorno con un muro di mattoni rossi alto tre metri, vista al giorno d’oggi fa un po’ di tristezza. In primo luogo per via di quel muro rosso.
Poi perchè (almeno a giudicare dall’esterno) si direbbe un edificio dismesso, dove ormai non abita nè lavora più nessuno, adibito magari a deposito per qualche vecchio archivio.
Infine, e soprattutto, perchè – visto ora con gli occhi di un adulto – l’ex condominio, che nell’aspetto non ha subito modifiche sostanziali, appare per quel che è sempre stato: una brutta palazzina degli anni CinquantaSessanta destinata alla classe operaia. Vedere per credere: giudicate pure voi dall’istantanea qui sotto (che è del 2010, dunque piuttosto recente) presa da Google Street View.

 

my_old_homeIl mio appartamento era al secondo piano, e quello lì sulla destra della foto è il balcone sul quale una volta si affacciava la cucina di casa mia.
Su quel piccolo balcone giocavo spesso, nei giorni di bel tempo. D’estate, poi, capitava che guardassi la tv seduto in braccio a mio padre, che qualche volta si sistemava proprio sul balcone, al fresco, allungandosi su una sedia a sdraio rivolta verso l’interno della stanza. La sdraio era più lunga di quanto fosse largo il balcone, così ricordo che i piedi di mio padre sporgevano oltre il vano della porta, dentro la stanza. Ricordo anche piuttosto bene cosa guardassimo: per lo più roba western, in particolare le puntate di “Ai confini dell’Arizona“. Un telefilm che dopo allora non avrei mai più rivisto; ma ricordo perfettamente, come se le avessi incontrate appena ieri, le facce di due dei protagonisti: ecco a voi Billy “Blue” Cannon e suo zio Buck – rispettivamente gli attori Mark Slade e Cameron Mitchell – di cui sono davvero lieto che il web abbia saputo restituirmi le immagini, risalenti proprio a quegli anni.

Blue_and_uncle_Buck

Poi le cose cambiarono un po’, anzi, parecchio più di un po’. Prima ancora che per gli inquilini del condominio si ponesse il problema di dover cambiare alloggio, a seguito dell’acquisizione da parte della vicina fabbrica, la mia famiglia ed io ci trasferimmo nella nostra nuova casa.
“Nostra” in tutti i sensi, dal momento che l’aveva fatta costruire mio padre. Che all’epoca, cioè alla metà degli anni ’70, era ancora un semplice garzone di una ditta di salumi e formaggi, e prima di allora era stato un apprendista macellaio. Eppure, aveva saputo risparmiare abbastanza da potersi permettere l’acquisto di un po’ di terreno edificabile, e farci tirar su una casetta indipendente a due piani. E senza chiedere soldi in prestito alle banche, facendosi dare appena un piccolo aiuto da un paio di parenti più stretti, prontamente rimborsati nel giro di due-tre anni.

Certo, erano gli anni in cui gli stipendi dei lavoratori dipendenti, per modesti che fossero, si rivalutavano in rapporto all’inflazione (era in vigore la famosa “scala mobile“, che probabilmente i meno giovani ricorderanno); dunque, restituire un prestito pur gravato di interessi non era la spada di Damocle del giorno d’oggi, perchè più il costo della vita cresceva, più il potere d’acquisto, invece di risultarne di conseguenza diminuito, veniva mantenuto in auge da tale meccanismo di rivalutazione. In pratica, nel giro di poco tempo gli interessi di un eventuale debito si ripagavano da soli. Ciononostante, rimane il fatto che mio padre fu capace di fare ciò che ha fatto a soli 33 anni, potendo contare quasi soltanto sul proprio stipendio di garzone, con una moglie casalinga e un figlio piccolo a carico.
Anche se erano anni di benessere economico, nei quali una casa per conto proprio riuscivano a farsela in molti, di sacrifici per arrivare dove siamo arrivati, senza dubbio, i miei genitori sono stati capaci di sostenerne parecchi.

(continua)

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– La foto del cespuglio di forsizie è tratta da questo album personale sul mio profilo Google+
– la foto dell’attore Mark Slade è tratta dalla voce corrispondente su Wikipedia in lingua inglese
– la foto dell’attore Cameron Mitchell è tratta da questa pagina web

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