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tigre

Tre giorni fa ho adottato una tigre a distanza.
O meglio, ho scelto di sostenere la specie, dando un piccolo contributo al WWF per la salvaguardia delle tigri nei loro ambienti naturali.

Avevo notato su Facebook una campagna di donazioni on-line promossa dalla famosa organizzazione, e non ci ho pensato un attimo, salvo verificare l’importo minimo che mi veniva richiesto (al momento le mie finanze sono quelle che sono): quant’è? 30 euro per un anno? Così poco? Click! Fatto!
In un anno spendo ben di più per altre cose, anche utili (o di cui e difficile fare a meno, tipo la benzina) ma molto meno importanti della vita di un animale.

Se per questo, direbbe qualcuno, ancor meno importanti della vita di un essere umano.
Ma prendersi cura di un bambino, di una persona affetta da handicap, di un anziano o di un malato, che si tratti di un sostegno diretto o per mezzo di un contributo in denaro, è decisamente più impegnativo.
Faccio questa osservazione perché, di solito, la prima obiezione che mi viene mossa, quando accenno a quanto mi stiano a cuore le sorti degli animali, è che prima di pensare ad essi sarebbe opportuno preoccuparsi delle tante persone che soffrono.
Concordo, avendo la possibilità di farlo, sarebbe sacrosanto (°).

Peccato che, di norma, quanti mi sollevino tale obiezione poi in concreto non facciano nulla; per mancanza di tempo, e/o di risorse economiche, da dedicare a ciò che secondo loro sarebbe più opportuno.
Il che si può comprendere: come ho già detto, è innegabile che riproporsi di aiutare anche una sola persona richieda un impegno da non sottovalutare.
Comprendere non significa però allinearsi. In ambito di solidarietà non giudico le scelte altrui, ma rivendico il rispetto delle mie. Io ora come ora posso permettermi di contribuire ad una causa animalista, e lo faccio ben volentieri.

Detto ciò, torniamo alla nostra amica tigre.
Animale di straordinario fascino ed eleganza, me ne sono innamorato perdutamente sin da quando ero un bimbetto di 4 anni (°°), fino a farne un mio vero e proprio totem.
Ed è dallo stesso periodo, cioè da quando ne ho memoria, che sento dire trattarsi di una specie in pericolo di estinzione. Raccogliendo informazioni durante la stesura di questo post, ho scoperto che il primo progetto di salvaguardia delle tigri risale al 1973: si tratta del Project Tiger promosso dal governo dell’India e sostenuto dal WWF, un’iniziativa tuttora in corso e fin qui determinante per il mantenimento della specie.

Dunque, i miei ricordi erano esatti: sono trascorsi 40 anni da che governi locali e istituzioni internazionali hanno iniziato ad occuparsi in modo concreto del problema, e la situazione è ancora precaria. Segno che, per quanto di importante sia stato fatto, ancor più ne rimane da fare.
Quando ho scoperto la campagna di cui sopra, e vi ho aderito, non conoscevo questo dato storico. Nonostante ciò, l’opportunità di contribuire in qualche misura alla salvaguardia di un animale che mi è così caro, mi è parsa subito irrinunciabile, quasi un obbligo morale.

Peraltro, avrei voluto poter fare di più, dal momento che il ventaglio di specie a cui offrire il proprio contributo è (purtroppo) assai ampio: oltre alle tigri, troviamo ghepardi, foche artiche e antartiche, oranghi, elefanti, orsi bruni, orsi polari, panda, pinguini, delfini, lupi, leoni, gorilla (con questi ultimi, in particolare, nella non poco invidiabile posizione di essere in cima alla lista delle specie più altamente minacciate). Non c’è che dire, un bell’imbarazzo di scelta.
Considerate inoltre che TUTTE queste specie sono minacciate in modo diretto dall’uomo (per attività di caccia e per lo sfruttamento intensivo delle risorse naturali dei rispettivi habitat), anche quando il pericolo venga innescato dai cambiamenti climatici del pianeta, e avrete un’ulteriore idea dei motivi per cui sto scrivendo questo post.

Occorre puntualizzare, a scanso di equivoci, che il concetto di “adozione a distanza” proposto dal WWF è da intendersi in senso ampio, di sostegno all’intera specie: non aspettatevi che vi arrivi a casa la foto della “vostra” tigre, con un rapporto semestrale del guardiaparco che se ne occupa. L’adesione alla campagna (che può anche essere fatta in favore di un’altra persona) offre l’opportunità di ricevere, o di inoltrare al destinatario del dono, un piccolo peluche raffigurante la specie che si è scelto di sostenere. Il che è proprio un’ottima idea, ad esempio, per fare un regalo davvero significativo ad un bambino.

Da parte mia, ho optato per un tipo di adozione a costo zero per il beneficiario, ovvero quella definita “digitale”, che (oltre alla ricezione via e-mail dei certificati attestanti il contributo erogato) non prevede l’inoltro di materiale cartaceo, ma da soltanto diritto a scaricare uno sfondo per il desktop e uno screen saver, raffiguranti esemplari della specie desiderata. E’ possibile scaricare anche una App per iPhone e Android, ammesso che il vostro smartphone sia un modello compatibile con l’applicazione.
In ultimo, potete scaricare una firma digitale da usare, ad esempio, in calce alle vostre e-mail. Eccola qui:

firma_digitale_specie

Per ogni ulteriore curiosità e dettaglio vi rimando al link ufficiale della campagna, che potete vedere qui sopra, e che riporto di seguito: http://adozioni.wwf.it .

A questo punto, rimane una sola domanda da porsi (e infatti il WWF stesso l’ha posta agli utenti di Facebook, giorni fa). La domanda è: perché?
Per quale motivo, cioè, sforzarsi di preservare una specie animale dal pericolo di estinzione?
Un’ottima domanda, nient’affatto banale, a cui da parte mia ho già risposto con le mie personali motivazioni. Che non sono però sufficienti ad esaurire l’argomento nelle sue varie implicazioni, per le quali, dunque, vi rimando ad un prossimo post.

Lunga vita alla tigre! 🙂

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(°) Sempre ammesso che una cosa non comporti l’altra, dal momento che la salvaguardia delle specie animali selvagge, e degli habitat naturali in cui vivono, è a beneficio ultimo di tutti noi.

(°°) Grazie allo sceneggiato RAI dedicato a Sandokan, la Tigre della Malesia protagonista di un celebre ciclo di romanzi di Emilio Salgari, realizzati tra fine Ottocento e inizio Novecento.

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(La foto che compare nell’articolo è tratta dal sito adozioni.wwf.it)

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