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Oggi cade l’anniversario dell’ecatombe di Hiroshima, a cui seguì tre giorni dopo quella di Nagasaki, le due città del Giappone che nell’agosto del 1945 furono martirizzate dagli Stati Uniti d’America sull’altare del pragmatismo bellico, allo scopo (così dicono) di porre fine alla Seconda Guerra Mondiale.

Non mi interessa qui analizzare le cause, vere o presunte, che portarono gli Americani alla decisione di usare l’Atomica per la prima e si spera ultima volta nella storia. Per quello c’è Wikipedia: chi lo desideri può leggersi la pagina relativa a tali eventi, e farsi una propria idea.

Ciò che mi interessa è ricordare le vittime innocenti di quegli avvenimenti: fra le 100 e le 200mila persone, in massima parte civili inermi, spazzati via con due sole bombe. A cui si aggiungono altre centinaia di migliaia di morti causati dalla radioattività residua nei decenni successivi.
E, insieme, a loro, ricordare tutte le vittime civili di ogni guerra in cui siano stati bombardati obiettivi non militari, con l’intento di fiaccare il morale e la capacità di resistenza del nemico. Come a RotterdamDresda e Hanoi, tanto per citare alcune delle pagine che tendiamo ad ignorare, o a dimenticare ben presto, una volta finita la scuola e chiusi i libri di storia.

Mi sembrava giusto, quest’oggi, concedermi un piccolo spazio di ricordo e riflessione con il sottofondo di The Unforgettable Fire degli U2, brano tratto dall’album omonimo e ispirato proprio da una mostra d’arte delle vittime di Hiroshima e Nagasaki.

Wasurenai yō ni (°)

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(°) In lingua giapponese: per non dimenticare.

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