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Avvertenza per i lettori: questo è un post a puntate, ed è scritto da tifoso. Contiene iperboli di strafottenza, e spunti polemici in gran quantità.
Pertanto, se ne sconsiglia la lettura ad un pubblico non particolarmente interessato all’argomento, o troppo sensibile 🙂

(se vi siete persi la puntata precedente, potete leggerla qui)

Nella puntata precedente vi ho raccontato come si sia arrivati a disputare a Roma, domenica scorsa, una partita che se non a Pechino si sarebbe dovuta giocare a Torino.

Nel frattempo, da mesi i tifosi della compagine formellese avevano già attuato una vera e propria invasione di tutti gli organi di informazione del web, in primis le testate giornalistiche sportive.
Io leggo con una certa regolarità gli articoli on-line riguardanti la mia Roma. E regolarmente, da ‘sta maledetta finale di Coppa Italia, se vado a scorrere i commenti degli utenti trovo orde di troll formellesi, che sfruttano l’occasione per un copia-incolla ossessivo di quelle due-tre frasi autocelebranti le imprese della propria squadra e corrosive nei confronti dei colori giallorossi.

Giusto due o tre, le frasi incriminate, che di più mica potevano elaborarne: praticamente degli slogan raffazzonati e parossistici.
Non vi sarà sfuggito, credo, un dettaglio: questi commenti me li ritrovo in calce agli articoli che parlano della Roma. Non della podistica formellese, dove sarebbe lecito attendersi che i tifosi della medesima appongano le proprie auliche considerazioni.
In merito a tale bizzarro fenomeno, noi romanisti abbiamo due scuole di pensiero, fra loro non in opposizione quanto piuttosto complementari:

  • fanno così perchè la frustrazione, il livore e l’invidia da sfogare nei confronti della sola ed unica squadra della Capitale, maturati in così tanti lunghi anni di martirio genitale autoinflitto, al primo timido spiraglio si riversano fuori in modo incontrollabile; dunque, in fondo, vanno capiti (in quanto a sopportarli, è un altro paio di maniche)
  • vengono a commentare gli articoli sulla Roma perchè è l’unico spazio in cui possano farsi sentire, dal momento che di notizie sull’atletico formellese ne escono con il contagocce, non interessando a nessuno all’infuori del loro centro sportivo in quel di Formello, con l’eccezione di qualche metro quadro di isolato ai Parioli. E del resto non c’è poi così tanto da stupirsi: l’arrogante pretesa di appropriazione indebita e illogica di luoghi e bacini di risonanza altrui, da parte formellese, è una delle poche verità assolute sulle quali tutti i filosofi moderni e non possano concordare serenamente.

Finalmente, due sere fa, la giustizia sotto forma di folgore divina è arrivata, per l’occasione di bianconero vestita. E da lunedì mattina ho ritrovato il consueto ordine delle cose: noi che li sfottiamo, insieme a tutto il resto dell’Italia calcistica, e loro che rosicano e vomitano bile sui social network, se possibile, più di quanto non facessero fino a ieri.
Perchè già, dimenticavo: una delle caratteristiche dell’autentico integralista formellese è di essere totalmente privo di vergogna. Qualunque altro tifoso di qualsiasi altra squadra, dopo una batosta così in una finale secca, si sarebbe ritirato in buon ordine a orecchie basse e avrebbe taciuto mortificato almeno fino alla prossima partita; che poi sarà fra pochi giorni, il prossimo weekend comincerà il campionato.
Invece no, ormai completamente impazziti e lividi di rabbia, i formellesi continuano, per ogni virtuale dove, a vaneggiare di presunte superiorità cittadine e coppe alzate in faccia. Sono del tutto irrecuperabili 🙂

(continua sulla quarta parte)

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(La foto che compare nell’articolo è tratta da questa pagina web)

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