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Odissea2

Io e’ compagni eravam vecchi e tardi
quando venimmo a quella foce stretta
dov’Ercule segnò li suoi riguardi

acciò che l’uom più oltre non si metta;
da la man destra mi lasciai Sibilia,
da l’altra già m’avea lasciata Setta.

“O frati”, dissi, “che per cento milia
perigli siete giunti a l’occidente,
a questa tanto picciola vigilia

d’i nostri sensi ch’è del rimanente
non vogliate negar l’esperienza,
di retro al sol, del mondo sanza gente.

Considerate la vostra semenza:
fatti non foste a viver come bruti,
ma per seguir virtute e canoscenza”.

Li miei compagni fec’io sì aguti,
con questa orazion picciola, al cammino,
che a pena poscia li avrei ritenuti;

e volta nostra poppa nel mattino,
de’ remi facemmo ali al folle volo,
sempre acquistando dal lato mancino.

Tutte le stelle già dell’altro polo
vedea la notte, e ‘l nostro tanto basso,
che non surgea fuor del marin suolo.

Cinque volte racceso e tante casso
lo lume era di sotto da la luna,
poi che ‘ntrati eravam ne l’altro passo,

quando n’apparve una montagna, bruna
per la distanza, e parvemi alta tanto
quanto veduta non avea alcuna.

Noi ci allegrammo, e tosto tornò in pianto,
ché de la nova terra un turbo nacque
e percosse del legno il primo canto.

Tre volte il fé girar con tutte l’acque;
a la quarta levar la poppa in suso
e la prora ire in giù, com’altrui piacque,

infin che ‘l mar fu sovra noi richiuso.

Dante Alighieri, La Divina Commedia (°)

Ho sempre amato questo canto dell’Inferno di Dante, fin da quando l’ho sentito declamare dalla mia professoressa di Letteratura Italiana e Storia in terza superiore. In particolare, mi risuonano con forza le parole dell’endecasillabo che recita “fatti non foste a viver come bruti”.
Quel “non foste” sottolinea il senso della frase in un modo potente, come due colpi di tamburo in rapida successione. Io lo leggo, o per meglio dire lo interpreto, in questo modo: “fatti NON FOSTE (BOOM! BOOM!)”.

Un ammonimento da sempre così radicato, in me, ancor prima di venire a conoscenza delle parole del sommo, tanto da essermi letto I Promessi Sposi a 9 anni.
Lo so, questo dettaglio suggerisce un’idea della mia infanzia che potrebbe sollevare qualche inquietudine, e generare un dibattito non privo di fondamento. Ma il dato, in sè, rimane: tutto si può dire sul sottoscritto, tranne che mi sia limitato a viver come bruto 🙂

Il tema del “folle volo” di Ulisse, poi, mi appartiene quant’altri mai. Più e più volte ho sciolto le vele, irrequieto, e ho lasciato che si gonfiassero al vento, portandomi lontano, e in alto, in luoghi immaginari e fantastici dei quali avrei voluto raccontare. E prima che potessi farlo, ogni volta mi sono ritrovato, presto o tardi, con la poppa in suso e la prua volta all’ingiù; verso lo sprofondo, dove è nero.

O almeno, è stato così fino all’altroieri. Altroieri che, in questo caso, non è solo un modo dire. Perché due sere fa, martedì 17 (numero portafortuna, per me), mi è venuta proprio voglia di sciogliere le vele un’altra volta, e di lasciare che prendessero il vento. Il viaggio, il folle volo verso terre fantastiche e inesplorate, è ricominciato. E questa volta qualcosa mi dice che non si fermerà tanto presto.
Del resto, ormai lo sappiamo: oltre lo Stretto di Gibilterra – le famose Colonne d’Ercole – il mare prosegue verso ovest, non ci sono montagne oscure che spuntino lì in mezzo, a deviare le correnti e a fare affondare le navi. Non più, mi verrebbe da dire 🙂

E questo nuovo viaggio, stavolta, lo racconterò. Ho già cominciato.
Non so se l’avete notato, ma da un paio di giorni, nella barra del menu qui in cima alla pagina, è spuntata una nuova voce.
Una nuova voce che a propria volta conduce ad un nuovo blog.
Dedicato solo ed esclusivamente a mie store e commenti di tale viaggio.
O magari, pensavate che mi fossi divertito ad inventare nomi fantasiosi per alcuni scorci di un’antica città umbra, arroccata su uno sperone tufaceo in mezzo ad una suggestiva vallata di origine vulcanica, solo per scherzarci un po’ su? 😉

Stay tuned!

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(°) Inferno, canto XXVI, cerchio VIII (frodolenti), ottava bolgia (consiglieri di frode), nella quale ogni dannato è chiuso entro una fiamma semovente per la bolgia. Colloquio di Virgilio con Ulisse, che descrive la sua folle avventura e la tragica fine.

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(La foto che compare nell’articolo è un’illustrazione tratta da una pagina web che non riesco più a trovare. Se qualcuno la riconoscesse lo pregherei di segnalarmi il link: ricordo che si trattava di un sito scolastico, e pareva anche piuttosto interessante)

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