Tag

, , , , , , , ,

padri-e-figli

Caro Francesco,

fra i vantaggi di tenere un blog, c’è non solo quello di poterti fare gli auguri pubblicamente, ma di avere anche una certa dimestichezza con svariati social network. Così, oltre ad inviare questo post all’indirizzo e-mail del tuo sito personale, lo inoltrerò ad un paio di tuoi compagni di squadra presenti su Facebook, per aumentare le probabilità che il mio messaggio giunga fino a te 🙂

Se questo pomeriggio o nei prossimi giorni ti vedi arrivare Florenzi e/o Pjanic che ti fanno “ahò, Francè, leggi mpo questo che te vole dì, e già che ce sei fatte na pagina Facebook pure te che armeno i tuoi fan nce rompono a noi, hai voja se se ricordano der compleanno nostro” la colpa del loro disappunto potrebbe essere mia, e mi scuso in anticipo con entrambi 😉

Ci tengo a precisare (già che posso farlo, pure con un pizzico di orgoglio) che io non ho bisogno di giornali, tv o siti internet che mi ricordino che giorno sia oggi. Ormai (e giustamente, vorrei dire) la ricorrenza odierna è diventata quasi una festa nazionale; ma io ho memorizzato il ventisette-settembre-settantasei fin da un Roma-Samp del lontano maggio ’98, ultima di campionato del primo anno di Zeman. La prima volta in cui mi concessi una piccola vacanza a Roma in primavera anziché d’inverno, la prima in cui andai all’Olimpico che c’era il sole; la prima in cui vidi la Roma vincere dal vivo (in precedenza solo due pareggi). La prima in cui, dal vivo, ti vidi giocare, e segnare, con indosso la tua Numero Dieci, anche se non eri ancora capitano. E sembra incredibile a pensarlo oggi, dopo 15 anni con la fascia saldamente al tuo braccio sinistro (e altri 3, compreso questo, che ancora ci attendono, il che è una gioia per te quanto per tutti noi 🙂 ), ma in quella stagione lì il capitano era ancora Aldair.

Nell’intervallo, mentre la Sud cantava “Mantovani vendici Montella” con l’Aeroplanino visto fin lì che da solo faceva ammattire i quattro uomini della difesa, fra cui il succitato Pluto, io dalla Tevere mi divertivo ad osservare gli striscioni presenti in curva, aiutandomi con un binocolo. Quasi non ne notai uno, piccolino e con una scritta telegrafica, che diceva:

27-9-76
GRAZIE FIORELLA!

Lì per lì pensai ad un messaggio privato, poi mi ricordai che Fiorella è il nome della tua mamma. E mi dissi, stai a vedere che. Non appena ne ebbi la possibilità verificai su un almanacco, e scoprii che non mi sbagliavo: quel tifoso della Sud, chiunque egli fosse, aveva espresso un ringraziamento semplice e chiaro, sacrosanto 🙂

Di aneddoti del genere potrei raccontartene un’infinità, tanto la mia storia personale è intrecciata a Roma (che per me è “casa”, nonostante sia nato ed abiti a 700 km circa di distanza), alla Roma, ed al tuo percorso sportivo ed extra-sportivo.
Ma quest’oggi cercherò di limitarmi all’essenziale, dal momento che se mi lascio andare (a scrivere di qualsiasi cosa, ma se in particolare di te, della Roma e di Roma, hai voglia!) non mi fermo più; per farmi smettere di scrivere, ci vorrebbe un tackle di De Rossi che mi buttasse giù dalla sedia 😉

Del resto, in questi ultimi giorni ho già scritto molto, a proposito della Roma e di te, e se mai ti venisse voglia di leggere gli altri miei post li troverai tutti qui. Ti riporto solo un paio di mie considerazioni pubblicate domenica pomeriggio, poco prima del derby, che (sulle prime non me n’ero reso conto) dicevano già tutto di quanto più importante avrei potuto esprimerti oggi:

[…] nello schieramento iniziale della Nazionale di Lippi contro il Ghana, partita d’esordio dei Mondiali tedeschi, mi prese un colpo a vedere Francesco, lì in piedi tiratissimo nella sua maglia numero 10, non solo ristabilito grazie ad una volontà davvero straordinaria dal grave infortunio di pochi mesi prima, ma pure con i capelli corti, come in vita mia l’avevo visto una sola volta. L’unica volta in cui ho avuto la fortuna di incontrarlo di persona, durante il ritiro di Predazzo in Val Badia, nell’agosto del ’98. […]

E quella sera di giugno del 2006, a rivederlo così ragazzino, come se avesse voluto dare un segnale di rinnovamento, di ripartenza dopo lo stop dovuto all’infortunio, mi sono emozionato, nutrendo un gran bel presentimento […] Poi la squadra giocò bene, si dimostrò un gruppo vero, compatto e determinato (proprio com’è apparsa fin qui la Roma di quest’anno), e vinse, rafforzando le mie sensazioni positive.
Che però erano nate proprio nel momento in cui avevo visto Francesco, con quel look e quello sguardo, il sereno coraggio di un uomo che ha già vinto la propria battaglia personale, e che non ha paura, schierato fronte tribune prima del fischio d’inizio.

Il giorno dopo, sono andato in ufficio e ho detto ai miei colleghi: signori, stavolta alziamo la Coppa!!
E tutti a toccarsi, a fare gli scongiuri, a mandarmi a quel paese accusandomi di portare sfiga.
Come sia finita, poi, lo sappiamo :-)
Ed è stato bellissimo, vedere Francesco nostro alzare la Coppa del Mondo, non al cielo, ma verso i suoi familiari, mamma Fiorella, Ilary ed il piccolo Cristian, otto mesi appena, prima volta allo stadio e già che ne esce Campione del Mondo grazie anche a suo papà. Un predestinato? Chissà :-)
Ve la ricordate la faccia di Francesco in quelle immagini lì, con quell’espressione di bambino felice e di papà orgoglioso allo stesso tempo? Io sì, è il ricordo più bello che ho di lui, insieme alle lacrime abbracciato ai suoi figli, in ginocchio davanti a loro sul prato dell’Olimpico, la sera di qualche mese fa in cui raggiunse i 225 goal in Serie A di Nordhal.

Questi sono i momenti di lui che ricordo con maggiore intensità ed orgoglio, quasi fossimo parenti. Perché prima di ogni altra cosa, prima del campione assoluto, del Capitano infinito della mia squadra del cuore, quella per cui sia lui che io facciamo il tifo fin da bambini, per me Francesco è un uomo che ho imparato a conoscere in tutti questi anni da che era solo un ragazzino, e ho imparato a stimare per la bella persona che è. Una persona che nonostante la fama, i soldi, gli onori, gli attestati di stima (spesso ipocriti) di mezzo mondo, ha saputo restare, semplicemente, Francesco. Un papà che gioca a pallone con i propri figli.

Ed ecco spiegata anche la foto qui sopra, l’immagine di un papà qualsiasi che gioca a pallone con i propri bambini. D’accordo, quelli in foto paiono due maschietti: sul web si trova quasi di tutto, ma a volte ci si deve accontentare 🙂
Fra l’altro, si nota un terzo bambino che spunta proprio alle spalle del papà.
Il che, se vogliamo, potrebbe leggersi come un particolare augurio rivolto a te, ma non aggiungo altro; sono cose vostre, della tua famiglia 🙂

Nell’occasione risalente al ritiro di Predazzo, in cui ho scritto di averti incontrato, in realtà non sono riuscito nemmeno a rivolgerti la parola.
Tu e i tuoi compagni stavate arrivando a piedi dal paesello al campo di allenamento, a giocare una partita contro una selezione altoatesina, ed io (che ero in vacanza da quelle parti per caso, e saputo che lì vicino c’eravate anche voi, mi ci sono fatto accompagnare da alcuni amici) mi sono stupito nel vedere la folla di tifosi che dovevate attraversare, così tanta gente come nemmeno in Piazza di Spagna nei giorni migliori.

Tu camminavi spedito verso gli spogliatoi del campetto, firmando autografi senza fermarti. Io ad un certo punto mi sono ritrovato alla tua destra, praticamente spalla a spalla con te, ma vedendo quanto fossi già subissato di persone che ti chiedevano qualcosa, non sono riuscito a dirti nemmeno un “ciao”. Mi sarei sentito inopportuno a chiederti anch’io un frammento del tuo tempo, della tua attenzione. Ho avuto un assaggio di quel che debba essere stata la tua vita pubblica durante la tua carriera; un onore certo, essere così famoso e amato tanto da non potersi muovere liberamente per strada, ma anche un costo personale non indifferente. Oltre a ciò, mentre camminavo al tuo fianco praticamente “scortandoti” al campo, non sono riuscito a spiccicar parola anche per un altro motivo, molto più banale: non sapevo che dirti, avevi 21 anni, non ti conoscevo ancora così bene.
Direi che nel tempo trascorso da allora ho imparato a conoscerti (giusto un po’ 😉 )  di più, e di cose da dirti ne avrei appena quelle due o trecento 😀

Ma in fondo, l’unica cosa davvero importante è una sola, e chissà, magari un giorno avrò un’altra occasione per stringerti la mano, e dirtela di persona. Ovvero: grazie, Francesco. E’ bello vedere ciò che sei.

E oltre ad un buon compleanno, ti auguro di restare sempre così: un uomo che si illumina non appena veda un bambino (per non parlare poi se ti nominano, o ti vedi venire incontro, i tuoi figli) e che si emoziona come un ragazzino della Primavera alla sua prima firma da “pro”, mentre autografa in diretta tv un contratto per altri due anni da Capitano infinito, con indosso la maglia per cui tifa da quando era un bambino lui stesso.
Come dicevo, è davvero bello vedere ciò che sei 🙂

Un abbraccio,
Dario

________
(La foto che compare nell’articolo è tratta da questa pagina web)

Annunci