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© maurimarino

© maurimarino

L’inverno sta arrivando.
Lo vedo fuori dalla finestra, mattine di cielo lattiginoso e di umidità sospesa nell’aria, palpabile. Una teoria di risvegli che tendono ad assomigliarsi in modo ripetitivo. E l’abitudine, si sa, quando diventa scontata, scivola con antipatica naturalezza – da piacevole consuetudine che era – in vuota routine.

E quando te ne accorgi è già tardi, sei immerso nella neve fino alle ginocchia; troppo lunga la strada per tornare indietro, prima che venga sera e il freddo diventi insostenibile, senza un adeguato equipaggiamento. Troppo lunga la strada per andare avanti, e raggiungere la prossima stazione di posta, un piccolo posto caldo ed una coperta.
O almeno è così che ti appare, la distesa bianca di fronte a te. Troppo ampia. Pensi che non ce la farai. Una sottile inquietudine inizia a farsi strada nella tua mente, e finisce che ti perdi d’animo, in un niente.

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Snow odyssey © maurimarino

L’inverno sta arrivando.
Me lo sento; non nelle ossa, che in effetti non fa ancora così freddo. Qualcuno ha detto (o scritto, non ricordo bene) che i sogni muoiono all’alba. Il grande Isaac Asimov, ne I robot dell’alba, scriveva che al risveglio, alla luce incerta del mattino, le sicurezze con cui si era andati a letto la sera prima appaiono più fragili, si sfilacciano. Per dirla come un altro grande, sai King, diventano “sottili”.

Le mie ritrovate sicurezze non sono, per ora, in discussione.
I miei sogni sono vitali, saldi, animati di concreta fermezza, garbatamente solleciti. Ma niente è mai davvero scolpito nella roccia, io lo so bene.
E dunque, occorre che stia in guardia. Sereno, ma pronto (alla bisogna) a difenderli. A difendermi. A stringere i denti.

Perché sono mesi ormai che continuano ad accadermi cose straordinarie, belle e giuste, con grande semplicità e naturalezza. Ma finora sono stati in massima parte giorni di sole, di cieli azzurri e di altri colori, di tepore e umano calore. Giorni che mi hanno sorriso con grazia inaspettata, e inaspettati sorrisi; soprattutto femminili, di labbra e di sguardi.
Sorridenti grazie che ancora oggi, ogni giorno, mi accolgono rinnovandosi. Ma oggi il sole è un pallido ricordo, e la bruma autunnale si alza, nebbioso presagio della notte che (di qui a pochi giorni) ci attende.
E per qualche istante mi domando se saprò continuare a seguire il flusso, anche quando, fra non molto, fuori farà freddo; e sarà buio.

Poi, penso che anche le nebbie d’autunno e l’oscurità invernale possono offrire conforto, e peculiari emozioni. A patto però di riuscire a viverle per ciò che sono, un delicato momento di passaggio, parte di un ciclo naturale; senza troppa nostalgia del sole che ci si è lasciati alle spalle, e senza troppa ansia in attesa che torni a palesarsi. Il che accadrà, presto o tardi, ed è una certezza. E dunque, niente panico.

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Hyde Park – London © maurimarino

L’inverno sta arrivando.
Era il motto di Ned Stark, e sappiamo come sia finito, il lord di Grande Inverno. Il faccione buono di Sean Bean, il Boromir che fu, a rotolare nella polvere; e poi a guardare il mondo attraverso occhi spenti, issato su una picca, dagli spalti del castello di Approdo del Re.
Perché quando l’inverno arriva, e morde le carni, può diventare una questione di mera sopravvivenza, e non si può andare tanto per il sottile.
In quei casi si manifesta la necessità di fare propria un’idea, in fondo, piuttosto diffusa: la miglior difesa è l’attacco. E’ il potere deterrente di uno sguardo che non ha paura, di una voce che rimane calma, senza sollevarsi in inutili schiamazzi, se non per tuonare poche ma giuste verità.

Arriva il momento in cui si deve solo fare ciò che va fatto, senza starci a pensare troppo, anche se si tratta di qualcosa di poco piacevole.
Un momento in cui tutto ciò che si può fare si riassume in tre parole: teste, picche, mura. Immagini che rievoco per rafforzare la mia determinazione, rinsaldare giusti proponimenti. Scacciare ogni possibile filamento di sottile inquietudine.

Da quando, nelle ultime due settimane, ho iniziato ad avvertire l’umidità incipiente, corroboro i miei risvegli con un po’ di buona musica; immancabile, potente magia, che fa sempre il proprio dovere.
Una mia personale mini-playlist mattutina? Massì, dai 🙂

Cominciamo con i Coldplay, e con Paradise, da Mylo Xyloto:

E poi, via ad un tris di ottimo funky, con i Red Hot Chili Peppers:
1) Monarchy of Roses, da I’m with you

2) Dani California, da Stadium Arcadium

3) e per finire in bellezza, Stadium Arcadium medesima, dall’album omonimo

Dopo aver ascoltato 3 o 4 brani di solito mi alzo, mi vesto, ed esco in giardino per i consueti due passi all’aria aperta; in festosa compagnia dei miei cani, che da qualche giorno sono diventati tre.
E che, rispetto ai metalupi dei rampolli di casa Stark, hanno l’indubbio pregio di essere reali 🙂

Poi rientro in casa, ma solo per un momento: il tempo di staccare dalla parete la mia “due mani“, ottimo acciaio temprato da sapienti genti friulane, e sono di nuovo fuori, all’aperto. Ad effettuare la mia personale versione di risveglio muscolare: un po’ di passeggio e tecniche di scherma medievale, come insegnatomi dai miei magistri e dai compagni d’arme più anziani.
Ottimo esercizio per riequilibrare l’assetto psico-fisico. E per scacciare i fantasmi dell’autunno, spazzandoli via a colpi di spada. Letteralmente 😉

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(Fotografie di Maurizio Marino, per gentile concessione)

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