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Dezko_RomaSiviglia

(segue dalla prima parte)

Ma nella partita fra Barcellona e Siviglia non ci sono state solo colpe individuali e meriti collettivi. Di singoli giocatori che si siano segnalati in positivo, da ambo le parti, ne ricordo in particolare altri due.
L’uno, il “nostro” già citato Ciro Immobile, arrivato agli ordini di Emery in cerca di riscatto dopo un’annata da dimenticare in quel di Dortmund, che i telecronisti descrivevano un po’ triste, impegnato nel riscaldamento a bordo campo con il risultato ancora di 1-4.
E che, entrato sul terreno di gioco ad appena 10 minuti dal 90°, ha avuto il merito di crederci più di tutti, rubando palla e confezionando l’assist al bacio per il goal a quel punto facile facile di Konoplyanka, per il clamoroso 4-4 con cui si sono chiusi i tempi regolamentari. E come già ricordato si è ripetuto al 120°, solo che purtroppo per lui e per il Siviglia in quell’occasione il suo pregevole spunto è stato vanificato dal destinatario del cross. Altrimenti sarebbe stato il secondo assist vicente per il secondo goal determinante, capace di offrire una nuova occasione al Siviglia di giocarsela fino in fondo, a quel punto ai rigori.

L’altro, ovviamente, Pedro.
Pedrito el canario, eterno rincalzo di una squadra di fenomeni, che prima si diceva non dovesse andare neanche in panchina perché in procinto di passare a uno dei due Manchester, poi che avrebbe giocato al posto dell’indisponibile Neymar, e accomodatosi invece in panchina perché Luis Enrique ha scelto di iniziare con Rafinha esterno sinistro del tridente d’attacco, e fino a che Rafinha è stato in campo ha avuto ragione lui. Così come ha avuto nuovamente ragione (alla terza sostituzione ne ha alfine azzeccata una), nel cambiare Mascherano con Pedro all’inizio del primo tempo supplementare.
Perché Pedro da molti anni è il dodicesimo uomo del Barcellona, uno che non parte quasi mai titolare, ma quando entra da una mano decisiva e non di rado lascia il segno. Non di rado in una finale. E’ stato così anche questa volta.

Dopo che la prima metà dell’extra time si era consumata con il Barça di nuovo (lasciato) padrone del campo e del gioco a infrangersi contro il Siviglia compatto e organizzato a protezione della propria area e pronto a scattare in contropiede, a soli 5 minuti dai calci di rigore Messi ha un’altra punizione, e con caparbietà non la spreca, anche se non gli riesce la terza perla della serata: prima prende la barriera, sulla ribattuta scaglia un siluro sui pugni del portiere avversario. Ma è abbastanza, perché su questa seconda ribattuta si avventa Pedro, all’interno dell’area di rigore, e insacca il goal che di lì a pochi minuti, complice anche il già ricordato ginocchio di Rami, consegnerà al Barcellona il quarto trofeo su quattro competizioni nel 2015. E ora sappiamo che quella è stata davvero l’ultima partita di Pedro in maglia blaugrana, perché com’era nell’aria è volato in Premier League, anche se non a Manchester bensì a Londra sponda Chelsea.
Quale miglior modo di accomiatarsi dai compagni di squadra e dai propri tifosi, gli uni e gli altri con cui si sono condivisi tanti anni e tanti successi, che mettendo il sigillo all’ennesimo trionfo? Il calcio è bello perché bello e perché ti sa regalare partite del genere che al loro interno contengono storie così. Guardate un po’ quante cose si possono raccontare di un singolo match.

E ce ne sarebbero ancora, per dire ad esempio di una terna arbitrale non proprio ininfluente. Con un arbitro scozzese che ha iniziato lasciando molto correre ed evitando di sanzionare quasi tutto, compreso un duro intervento di Mascherano nei primissimi minuti che sarebbe stato da giallo tutta la vita, e ha finito distribuendo cartellini per ogni calcetto o pestone, quando la maggior parte dei falli erano ormai dettati dalla stanchezza e non dalla volontà di inferire sull’avversario. E con un guardalinee che alla mezzora ha provocato l’annullamento di quello che sarebbe stato il goal del 3-1 di Suarez segnalando un fuorigioco di Mathieu, che le immagini hanno mostrato essere scattato in posizione regolare di almeno un metro. Altri errori individuali che sommati a quelli di giocatori e (di uno dei due) tecnici hanno contribuito a confezionare questo match dai risvolti quasi epici, degno antipasto ufficiale della nuova stagione calcistica che sta per iniziare.

E sta per iniziare proprio con la mia Roma, in campo fra poco a Verona contro Toni & C., a tenere a battesimo la Serie A 2015-16 nel primo anticipo pre-festivo dell’anno. Mi avvicino a questo esordio della terza Roma di Garcia con ancora negli occhi le qualità di Dzeko, Salah e Iago Falque mostrate 8 giorni fa, di nuovo contro il Siviglia (o meglio, contro le riserve del Siviglia, con quasi tutti i titolari lasciati a riposo in panchina per un’ora e più a soli 3 giorni di distanza dai già ampiamente raccontati 120 minuti di fuoco contro il Barcellona), nell’opening day giallorosso.
Il bosniaco ha impiegato 30 secondi per mostrare la differenza di atteggiamento e di movimenti, e appena altri 3 minuti per aggiungerci anche l’efficacia al tiro, che passa fra un campione vero e un’eterna giovane promessa (qualunque riferimento al neo-numero 10 del Bologna è puramente voluto). L’egiziano lo conoscevo già dall’esperienza fiorentina della scorsa metà stagione, ma rivedere la sua progressione inarrestabile palla al piede, la capacità di saltare l’uomo e di vedere la porta, il tutto con indosso la maglia della Roma, è stato come ammirarlo per la prima volta.

Lo spagnolo è arrivato in punta di piedi quasi snobbato da pubblico e critica, ma sono in molti ora che si stanno ricredendo e iniziano a pensare che potrebbe essere un elemento prezioso, tatticamente disciplinato, generoso e costante cursore di fascia valido sia in attacco che in ripiegamento, capace di segnare goal di pregevole fattura e soprattutto di crossare in area con i giusti giri, la giusta forza, la giusta altezza, virtù ormai sempre più rara in questi tempi moderni che antepongono fisicità e tattica ai fondamentali di questo sport. Una sorta di Delvecchio dei tempi di Capello, insomma, per tacere di Florenzi che riassume in sé le medesime qualità.
D’accordo, ci manca ancora qualche pedina dietro, e fra soli 8 giorni arriva a farci visita una certa Vecchia Signora… Ma intanto, in attesa di Digne o Bruno Peres o chi per essi, si è recuperato Castan al centro della difesa, ed è davvero una gran bella cosa, soprattutto per lui visto quello che ha passato, ma indubbiamente anche per noi.

C’è chi ha cominciato a dire, con le solite esagerazioni ferragostane, che quest’anno la Roma fa paura. Io non mi sbilancio, ma sono fiducioso, e mi avvicino al match di questa sera con una piacevole tensione carica di aspettative. Il responso tocca al campo.
Mancano ormai solo pochi minuti all’inizio del campionato di Serie A, e io, come sempre, ho già negli occhi la Roma.
Negli occhi, e in tutto il resto 🙂

Buon campionato sia, dunque, e forza Roma!

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(Immagine tratta da questa pagina web)

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