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Il terzo vascello che si stacca dalla nave madre è pavesato a festa con colori vivaci, proprio come i primi due.
Solo che questa volta si tratta di colori speciali: il giallo e il rosso. Giallo come il sole, rosso come er core mio.
Perché per me non c’è nessuna cosa al mondo maggior di Roma 🙂

testa e core

Il 21 novembre 1999 si giocò un derby Roma-Lazio che ancora oggi costituisce un gran bel ricordo, per me come per tutti gli altri tifosi della Roma. Sia perché la Maggica si impose con un 4-1 che non ammetteva replica, ma soprattutto per il fatto che il punteggio a nostro favore maturò nell’arco dei soli primi 30 minuti, con una sequenza perfetta di centri a firma Delvecchio-Montella-Delvecchio-Montella. A quel punto l’arbitro avrebbe anche potuto fischiare la fine, per evitare ai malcapitati cugini la sofferenza di un’altra ora di gara. Peccato il regolamento non preveda questa eventualità 🙂

Per l’occasione, ai piedi della Curva Sud campeggiava uno striscione che passò alla storia, il cui testo recitava: TU NON VEDRAI NESSUNA COSA AL MONDO MAGGIOR DI ROMA.
Un’affermazione che condividevo, e condivido, appieno.
Sono consapevole del fatto che, per poter dire una cosa simile senza tema di smentita, uno dovrebbe averlo girato un po’, il suddetto mondo. Il fatto è che, prima ancora di un luogo fisico ben definito, articolato e complesso, Roma è prima di tutto un luogo dell’anima e della storia. E come tale è infinito, non può conoscere termini di paragone.
Almeno per chi ami Roma come me, tanto da sentire di appartenere alla Città Eterna anche se nato e vissuto (finora) 700 km più a nord, senza nemmeno vantare alcun legame di parentela con la Capitale, neanche alla lontana.
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