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Un cartello pieno di saggezza, all'esterno di uno stand di birre artigianali presso il Mercato Metropolitano di Milano https://www.facebook.com/MERCATOMETROPOLITANO?fref=ts

Un cartello pieno di saggezza, all’esterno di uno stand di birre artigianali presso il Mercato Metropolitano di Milano https://www.facebook.com/MERCATOMETROPOLITANO?fref=ts

E’ domenica sera, e come diceva qualcuno, sono un po’ stanchino.
Sono appena le 9, ma fra ieri e oggi mi sono sbattuto parecchio, e non vedo l’ora di essere a casa. Tuttavia, più mi avvicino più il tempo sembra rallentare. Effetto anche del treno su cui sto viaggiando, un piccolo convoglio di carrozze tanto scalcinate che sono convinto siano al loro ultimo viaggio. Santo cielo, a furia di singulti, scossoni, luci che si spengono quasi del tutto per poi riaccendersi come per misericordia, sembra che si proceda a spinta.
Per uno di quei paradossi dei viaggi su tratte secondarie, non posso fare a meno di considerare che un Frecciarossa mi ha portato da Milano a Torino, 140 km, in appena 50 minuti con velocità di punta prossime ai 300 orari, e ora sto impiegando altrettanto a percorrere gli ultimi 50 km del mio viaggio.
Una media di un chilometro al minuto.
Chi ha uno scooter da prestarmi?

Non è tanto per la velocità, è per le soste, sono loro che ammazzano la media temporale del viaggio. Questo sfm (servizio ferroviario metropolitano) si ferma a ogni cantone, in posti in cui le stazioni non sono più nemmeno presidiate. Perfino nelle frazioni. La penultima fermata prima di Bra, cioè del capolinea, è Bandito. Una frazione, appunto. Che sarà pure popolosa, zona periferica di sempre maggiore urbanizzazione, tutto quel che volete.
Ma la distanza fra Bra e Bandito io la copro a piedi, nei boschi, fischiettando. E impiego meno del treno. Che senso ha fare una sosta in una frazione a un paio di chilometri dal centro cittadino? Protesto, voglio una fermata anche davanti a casa mia, che più o meno la distanza è la stessa. C’è già il passaggio a livello, orsù, mettetemi una pensilina e siamo a posto.

E comunque, a Bra non siamo ancora nemmeno vicini. Siamo fermi in una stazione le cui orrende coperture in cemento dei sottopassaggi, fra un marciapiede e l’altro, mi sono familiari. Di viaggi in treno ne ho fatti tanti, di stazioni, annessi e connessi ne ho visti a centinaia, ma di architetture (architetture?) così brutte e tristi fatico a ricordarne di simili.
Un biglietto da visita perfetto, per una città che non è da meno. Villastellone. Provincia di Torino.
Quando lavoravo per una ditta specializzata in servizi informatici per comuni ed enti locali, ho percorso in lungo e in largo le stradine più remote di mezzo Piemonte, raggiunto luoghi a malapena segnati sulle carte fin sul cocuzzolo di qualche collinetta spoglia, installato software nei municipi di paesini che avevano meno abitanti dei capelli di Homer Simpson. Ma mai, in nessun luogo, neanche il più sperduto in mezzo alle risaie, ho visto un posto triste come Villastellone. Gli abitanti di qui non me ne vogliano, la mia è solo un’opinione personale. Ma non dubito che molti, fra loro, possano convenire con me su questo punto.

Fino a qualche minuto fa stavo leggendo con gusto un agile romanzo Urania che viene via proprio bene, ma ora l’ho posato. Nelle ultime 48 ore ho fatto il pieno di parole. Sono sazio. Di più, sono saturo. E mica solo di parole, anche di cibo. Sto rientrando da una due giorni milanese in cui ho concentrato tre diverse mostre, e due visite approfondite presso un’installazione enogastronomica a cielo aperto. Quanto mai soddisfacenti, sia le une che le altre, ben oltre le mie già non limitate aspettative.

Milano, il Duomo. Particolare della facciata, lato est

Milano, il Duomo. Particolare della facciata, lato est

Sto rincasando con la mente pervasa di meraviglia e di grato stupore, per tutto ciò che ho visto, goduto e ascoltato. Le incredibili macchine di Leonardo, gli straordinari disegni, le pagine dei celeberrimi codici, gli strumenti musicali di sua invenzione.

Due disegni di Leonardo da Vinci esposti nella mostra in corso a Milano

Due disegni di Leonardo da Vinci esposti nella mostra in corso a Milano

Le pale d’altare di Giotto, quei rossi e quei blu così splendidamente vivi, le composizioni e i minimi dettagli che solo un artista sublime poteva concepire. Un artista capace di far evolvere la pittura dopo quasi nove secoli di iconica staticità bizantina, e di restituire movimento e plasticità alla figura umana, con personaggi finalmente realistici, negli atteggiamenti come nel trasparire delle emozioni.
E poi, le opere dell’Accademia di Belle Arti di BudapestRaffaello, Canaletto, Rubens, Goya. E gli Impressionisti, che non potevano mancare.
Ore di assoluto godimento, col prezioso supporto di audioguide realizzate benissimo, di fluida e stimolante efficacia divulgativa.

Come se non bastasse, frammisti al godimento di arte pittorica, scultorea e inventiva, generosi saggi di arte culinaria ed enologica, in compagnia di giovani vecchi amici ed ex colleghi. Dove? Al Mercato Metropolitano di via Valenza, nelle immediate vicinanze di Porta Genova.

Tutte cose di cui racconterò nei dettagli, spero, nei prossimi giorni…

Selene & Salvuzzo

Selene & Salvuzzo

Di fronte a me, ora, nella carrozza scalcinata di questo treno spastico, lo spazio fra i poggiatesta dei due sedili che mi danno le spalle inquadrano il volto di una giovane, con lunghi capelli castani e occhi verdeazzurri, di gradevole aspetto. E proprio qui, nella stazione di questa triste città, ecco salire una sua amica, il saluto sorpreso, la conversazione fra le due ragazze che prende il via, garrula, ad accompagnare l’ultima mezzora del mio solitario viaggio di ritorno. In inglese. Le due fanciulle parlano il moderno britanno, ma solo una delle due, quella che già prima riuscivo a vedere in viso, parrebbe di madrelingua. Mente parla muove la bocca in modo asimmetrico. Un dettaglio che mi diverte. Anche se cerco di non stare proprio lì a fissarla come un baccalà, che non mi pare il caso.
Ne approfitto per orecchiare un po’ di inglese fluente: il mio livello di comprensione del parlato è quello che è, così mentre ascolto faccio un po’ di esercizio. Ma capisco sì e no una parola ogni tre. Una di queste è really, che la ragazza dai capelli lunghi e gli occhi verdi ripete spesso. La pronuncia caricando l’iniziale con un’enfasi notevole, come se davanti alla erre ci fosse una vu doppia…

(Continua sulla seconda parte)

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