Tag

, , , , , , , , , , , , , , ,

Valentino Rossi e la sua Yamaha http://goo.gl/6bCthp

Valentino Rossi e la sua Yamaha (http://goo.gl/6bCthp)

Nello sport esiste il principio di lealtà sportiva.
Più stringente del concetto di lealtà pura e semplice, che attiene alla coerenza di ciascuno con valori etici riconosciuti e condivisi, anche a costo di sacrifici, e che può per l’appunto essere ricondotto a un concetto di condotta morale tout court. La lealtà sportiva è più stringente, perché su di essa si basa anche un principio di diritto sportivo, la cui eventuale violazione può portare a sanzioni e squalifiche.

Poi esiste il concetto di sportività, che secondo il vocabolario Treccani si può tradurre in

[…] dimostrare, in attività sportive o in competizioni e prove di altra natura, quelle qualità di lealtà, correttezza, rispetto dell’avversario e disinteresse economico che sono, o dovrebbero essere, proprie del vero sport […]

e che non ha un risvolto giuridico, ma soltanto (si fa per dire) etico e morale.

Quel che è successo ieri, in MotoGp, tra Marc Márquez e Valentino Rossi, attiene a questo secondo concetto; poiché in termini di lealtà sportiva, ovvero di condotta sanzionabile, nulla a quanto pare può essere imputato (né lo è stato) al pilota spagnolo. Sul piano della sportività, invece, hai voglia.

Riassumo per chi non fosse al corrente della vicenda. Che ha tre protagonisti: Valentino Rossi, autore di una stagione strepitosa, finalmente all’altezza della propria fama e delle sue prestazioni migliori dopo alcune annate difficili, e che fino a qualche settimana fa sembrava avviato verso la legittima conquista del suo decimo titolo mondiale. Tanta roba.
Jorge Lorenzo, che di titoli ne ha vinti quattro, e nella fattispecie è il solo rivale di Valentino; al quale, in classifica generale, si è riavvicinato parecchio.
Marc Márquez, quattro titoli anche per lui, che in tutto ciò in teoria non c’entrerebbe nulla, a parte il fatto di correre nella medesima categoria dei primi due. E’ un compagno di squadra di Lorenzo? No. E’ in lotta per il mondiale? No.

Però è spagnolo. Come Lorenzo. E a quanto pare ha deciso che Valentino Rossi questo mondiale non lo debba vincere; cosicché, dallo scorso gran premio, si sta adoperando per ostacolare il pilota pesarese in favore del connazionale.
Una classica teoria complottista, lo so. Di quelle che di solito, quando non si vince, soprattutto nel calcio, vengono tirare fuori per mascherare i propri demeriti e distogliere l’attenzione da essi. Peccato che in questo caso ci siano pochi dubbi. Non lo dico io, lo dicono gli stessi addetti ai lavori, che di fronte all’atteggiamento ostruzionistico (e pericoloso, in sella a moto che sfrecciano ai 300 all’ora) di Márquez nei confronti di Rossi, nelle ultime due gare, riconoscono quasi all’unanimità l’atteggiamento scorretto dello spagnolo. Perfino i giudici della gara di ieri lo hanno riconosciuto. Però non lo hanno sanzionato. Perché lo spagnolo non ha violato alcun regolamento.
Hanno invece sanzionato Valentino, a fine gara, decurtandogli 3 punti dal patentino (curiosa questa, non sapevo che ai piloti del motomondiale togliessero i punti dalla patente come a un normale automobilista, anche se in questo caso si tratta, of course, del patentino da pilota) e imponendogli di partire dall’ultima posizione nella prossima, ultima della stagione e pertanto decisiva, gara di MotoGp.

Perché tale sanzione? Perché Rossi, dopo aver pubblicamente denunciato l’atteggiamento antisportivo tenuto da Márquez nel precedente gran premio, ieri si è stufato e al 7° giro lo ha… portato a fare un giro, in un momento in cui i due erano quasi affiancati, allargando la traiettoria di una curva e favorendo la caduta dell’avversario, che si è dunque tolto di mezzo.
Ora, c’è chi sostiene che Valentino abbia addirittura allontanato la moto di Márquez con un calcio, cosa ridicola perché le immagini sono chiare e non vi è traccia di un tale gesto; anche perché, se davvero un calcio vi fosse stato, i giudici lo avrebbero menzionato nel motivare la sanzione. Che a quel punto, è presumibile, sarebbe stata assai più pesante.

C’è anche chi ritiene che Márquez avrebbe potuto comunque effettuare la curva, correggendo la traiettoria a propria volta, mentre altri obiettano che non avesse più spazio sufficiente prima di finire fuori pista.
Una cosa che pare evidente, dalle immagini, è che lo spagnolo abbia toccato col casco la gamba di Valentino; e potrebbe essere stato questo contatto, e non il problema di traiettoria e di curva, ad averne determinato la caduta.

Sia come sia, non vi sono dubbi sul fatto che Valentino si sia innervosito a causa delle provocazioni di Márquez e abbia finito per reagire. E come spesso, se non sempre, accade, la reazione viene punita, la provocazione no.
Esistono esempi di senso opposto, ma sono rari. Nel calcio, ad esempio, due avversarsi che litigano e vengono ammoniti entrambi. Oppure uno che interviene con foga eccessiva, l’altro che reagisce a muso duro, e vengono entrambi espulsi. Ma, come dicevo, sono eventualità che si vedono di rado.
E’ più comune che la reazione venga giudicata più grave, e di conseguenza sanzionata più duramente, della provocazione. Con quest’ultima che molto spesso non viene sanzionata affatto.

Per restare al calcio, l’eccezione più famosa, che tutti ricorderanno, è quella della finale del Mondiale 2006, con la testata di Zidane a Materazzi che costò l’espulsione al francese, e venne sanzionata con cinque turni di squalifica.
Ma anche il difensore italiano ne prese due, di giornate di squalifica. E fu un fatto più unico che raro, sia per la sanzione in sé, sia perché Materazzi ammise di aver provocato Zidane. Ho sempre pensato, e lo penso ancora oggi, che quelle due giornate vennero comminate a Materazzi solo perché, dall’altra parte, si voleva in qualche misura tutelare l’immagine e l’onorabilità di una stella come Zizou (non nuovo peraltro a perdere la testa, nel vero senso della parola, e a reagire con gesti violenti e plateali). Di solito i provocatori non ammettono alcunché, e la fanno franca. Mentre chi reagisce viene messo in croce, e additato di tutte le colpe del mondo.

In questo caso, cioè nel confronto fra Valentino Rossi e Marc Márquez, trovo ridicolo che i giudici abbiano riconosciuto l’atteggiamento ostruzionistico dello spagnolo, ma non abbiano preso alcun provvedimento nei suoi confronti, di fatto legittimandone il comportamento. A quanto pare, il buon senso e la sportività in generale non fanno parte delle normative della MotoGp, né della condotta di chi tali normative è tenuto a far rispettare.
Ma c’è un aspetto della vicenda ancora più antipatico. Perché, nel summenzionato testa a testa (o meglio, testa contro petto) fra Zidane e Materazzi, se non altro i due erano in competizione diretta fra di loro, nell’ambito delle rispettive nazionali. Márquez con Valentino Rossi, invece, no. Era lì a rompere le balle al pilota pesarese da terzo incomodo, vuoi per antipatia, vuoi per solidarietà col connazionale Lorenzo, vai a sapere, ma in ogni caso, senza avere alcuna voce in capitolo nella corsa al titolo; che se l’avesse avuta, almeno un po’ lo si potrebbe comprendere. Invece niente.

E tutto ciò a me pare davvero brutto, deprimente, vergognoso nel contesto di un confronto che si vorrebbe sportivo. Una cosa del genere, cioè di una terza parte fuori dai giochi che ostacola la prima per favorire la seconda, perché la prima gli sta antipatica, finora l’avevo vista solo una volta, in un episodio che ho stigmatizzato qui. Ma, in quel caso, la terza parte in causa non era un soggetto della contesa, bensì i tifosi (tifosi, ah ha!) della terza parte medesima. Che poveretti, so’ dei frustrati, un po’ li si può capire: la loro società è nata 27 anni prima della nostra, riuscendo a sbagliare tutto quel che si poteva sbagliare, dal nome ai colori sociali, per avere poi la bella pretesa di rappresentare Roma nel calcio. Cosa che infatti non è, poiché tutto il mondo sa che #RomaSiamoNoi 😉
Márquez non ha nemmeno una tale giustificazione.

Per questo, e non solo perché mi è molto simpatico, io sto con Valentino.
Che spero nel e ultimo prossimo Gp, pur partendo dall’ultima posizione, riesca a fare una gara incredibile e a mantenere quel minimo margine di vantaggio che conserva su Lorenzo, vincendo così con ancor più merito il suo decimo titolo mondiale.
Sarà difficile, molto improbabile.
Ma non si diventa The Doctor limitandosi alle cose semplici, dico bene?

Forza Vale!

Annunci