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© maurimarino 2013, per gentile concessione. https://www.flickr.com/photos/maurimarino/

(segue dalla prima parte)

Io non ho una fede in senso religioso, la mia sola fede è di carattere sportivo, la mia sola fede è giallorossa; ma posso capire che, per chi nutre una fede in un’entità superiore e benevola, questa fede possa essere vissuta come un dono, una fonte di sicurezza e di ispirazione.
Ciò che trovo sconvolgente è la possibile dicotomia che un uomo o una donna di fede (o che sia convinto di esserlo) può manifestare: farsi ispirare alla pace, alla fratellanza, all’amore universale. Oppure, lasciarsi convincere che qualunque cosa gli venga chiesto di fare o di pensare, sotto il profilo etico, sociale, religioso, finanche ammazzare degli innocenti, sia conforme alla volontà del dio in cui crede; volontà che gli viene espressa da coloro che si sono autoproclamati portavoce della divinità. E tanto per chiarire il concetto, e il mio pensiero, anche il capo della chiesa cattolica è uno di costoro.
Esiste il dogma dell’infallibilità papale (anche se non è assoluto, ossia contempla situazioni in cui l’infallibilità è conclamata ed altre in cui non lo è… a targhe alterne, insomma), ed è stato definito in sede conciliare nel 1870 sotto il pontificato di Pio IX. Certo, in tempi recenti non si ha notizia di nessun Papa che abbia ordinato l’uccisione di qualcuno in ragione di una (sedicente, per me; certa, per i cattolici osservanti) volontà divina. Ma basta risalire un po’ indietro nel tempo, anche senza arrivare alle Crociate, e i riferimenti storici si sprecano. L’Inquisizione esiste da quasi mille anni, ed è tuttora operante. Solo che dal Concilio Vaticano II è stata ribattezzata in modo da fare meno paura, e ora si chiama Congregazione per la dottrina della fede.
Di cui, così en passant, è stato prefetto Joseph Ratzinger, futuro papa Benedetto XVI (e attuale papa emerito, qualunque cosa voglia dire).

Ma per tornare al mio dubbio, alla sconvolgente dicotomia di cui sopra, la risposta che mi do è questa: ogni uomo o donna è potenzialmente orientato (e orientabile) da sentimenti e nobili ideali così come dai propri più bassi istinti. E, dato il bisogno intrinseco di molti uomini e molte donne di nutrire una fede religiosa, ecco che la religione diviene una leva perfetta per condizionarli a pensare, e a fare, ciò che chi si fa reggente dei dogmi, e interprete del pensiero divino, dice loro di pensare e di fare.

Proprio mentre finivo di redigere questo post, ho trovato in rete un altro articolo di Domenico Quirico (che quando parla e scrive non lo fa certo per sentito dire: lui c’è stato, in Siria, è rimasto in ostaggio di una fazione islamica per 6 mesi) intervistato da La Sicilia, nel quale conferma in pieno il mio pensiero:

In base alla tua esperienza, c’è qualcosa di strutturale nella cultura e nella religione islamica che spinge verso la violenza e l’affermazione violenta di sé?
«Credo che uno dei maggiori guai nell’affrontare la situazione attuale sia quello di costruirsi un Islam che non esiste o non è quello prevalente. L’Islam è una religione nata in un ambiente naturale terribilmente ostile nei confronti dell’uomo ed è quindi guerriera: il combattere, l’allargarsi, il difendere lo spazio dell’unica religione vera è una realtà fondamentale per l’Islam. Aggiungi che tutte le religioni monoteiste sono per principio autoritarie. Il problema, però, oggi è più complesso. La domanda da porsi non è se i jihadisti siano buoni o cattivi musulmani, perché la risposta è molto semplice: loro sono convinti di essere dei perfetti musulmani. Il problema è che la religione – come la razza per i nazionalsocialisti o l’appartenenza al proletariato per i comunisti staliniani – è utilizzata da loro come strumento per dividere il mondo in buoni e cattivi: per i jihadisti, i buoni sono loro che praticano la religione salafita rigorosa. Gli altri sono tutti impuri e quindi il compito che Dio assegna ai jihadisti è quello di eliminare gli impuri che inquinano la società. Questo è il carattere terribilmente pericoloso di questo fenomeno. Essi usano la religione come strumento per la separazione della società in due parti. E chi è dalla parte sbagliata deve essere cancellato, non per quello che fa, cioè azioni o atti che possano mettere in pericolo la vera fede, ma per quello che è. È una nuova forma di totalitarismo di cui la religione è uno strumento».

Ma questo tipo di convinzione è nel miliziano ed è anche nel capo oppure il capo utilizza il miliziano?
«Il miliziano che arriva da Londra dove faceva il medico e il miliziano che arriva da Tunisi per combattere in Siria e Iraq sono trascinati dalla tentazione totalitaria, dal piacere di sentire di essere dalla parte giusta del mondo».

Ecco, perfetto: “…la religione come strumento per la separazione della società in due parti. E chi è dalla parte sbagliata deve essere cancellato…”.
Con pesi e sfumature diverse, è pressoché sempre stato così, in tutta la storia dell’uomo. Poi Quirico spiega ancor meglio cosa sia l’Isis e cosa di esso i governi occidentali ancora non abbiano capito; e per questo vi rimando alla lettura dell’intero articolo, che è molto istruttivo.

Dunque, per rispondere al commento che ho citato prima, sul fatto di smetterla di cercare le ragioni di ciò che accade in Siria e Iraq, ed è accaduto a Parigi, nella religione… Come no. Le ragioni, le spinte primigenie, sono intrinseche nella fragile e volubile natura umana, di quegli uomini e di quelle donne che vogliono sentirsi “dalla parte giusta del mondo”. Ma la religione è uno strumento potentissimo che manovra tali spinte, una piovra oscura dagli infiniti e lunghissimi tentacoli (hail Hydra! Taglia una testa, ne spunteranno due!), una forza irragionevole e devastante, al cui confronto la bomba atomica è un vento di Föhn.

Sarebbe davvero bello, anzi, sarebbe meraviglioso, assistere ad un risveglio di coscienza collettivo, l’alba di una nuova era, in cui coloro che nutrono un autentico sentimento di fede si rendessero conto che ciò da cui traggono forza e conforto li rende anche liberi; e che non hanno alcun bisogno di chi dica loro come vivere la propria fede, in cosa credere e cosa condannare, quali rituali osservare, come abbigliarsi, come comportarsi con i credenti di altre fedi e con chi non ne abbraccia alcuna. Sarebbe un sogno straordinario vedere i sedicenti e autoproclamatisi ministri di ogni culto ritrovarsi spogliati di ogni loro autorità etica, morale, religiosa, politica, agli occhi di ogni uomo e donna di fede che d’improvviso smetta di dar loro ascolto; e che quand’anche ne incontrassero uno, di quei “portavoce del dio unico”, che dicesse loro va’ e fa ciò che io ti comando, poiché questa è la volontà di dio, passassero oltre con un sorriso di compatimento, come si fa verso i capricci di un bambino prepotente e un po’ sciocco.

Purtroppo, sono del tutto consapevole che si tratti di un’utopia irrealizzabile. Perché molti che si definisco (e sono convinti di essere) veri credenti – e qui mi riferisco al mondo occidentale e cristiano, che conosco, poiché non ho esperienza diretta di quello musulmano – in realtà camminano nel solco di atavici retaggi antropologici e culturali. Per loro appartenere a una confessione religiosa non è una fede, è una tradizione ereditata dai padri dei loro padri. E non la metterebbero mai in discussione, né accettano di porsi (o di farsi porre) delle domande, nonostante a volte non abbiano idea di ciò in cui dicono di credere, né del perché, all’infuori del “si è sempre fatto così”.
Per queste persone, tali retaggi storici costituiscono un alveo di sicurezza, e liberarsi da quei vincoli ancestrali è molto più complicato che saper riconoscere e sconfessare i cattivi maestri.
Ecco, dunque, che il mio auspicato “risveglio di coscienza” universale diviene null’altro che il sogno di un romantico ottimista. E tuttavia, se mi consentite, dal momento che sognare non costa nulla, credo di poter dire che la mia, di utopia, sia di gran lunga preferibile a qualunque integralismo.

Chiudo qui, per ora, e lo faccio in musica, proponendovi il brano integrale di Guccini di cui ho citato alcune strofe in apertura. Stay tuned!

 

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